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Zeffirelli

Incontrai Franco Zeffirelli grazie a Fulvio Lucisano che organizzò l’incontro. Tremavo solo all’idea di trovarmi di fronte a questo maestoso personaggio. Avevo a disposizione pochissimo tempo e, soprattutto, non conoscevo nulla delle tragedie di Shakespeare. Acquistai il disco dell’Otello, sperando che il suo ascolto potesse ispirarmi. Mi chiusi in laboratorio due settimane.

Il giorno convenuto partii per Roma diretto agli studi De Paolis, dove erano in corso le prove. Arrivai tardissimo. Zeffirelli era molto contrariato. Nemmeno mi guardò in faccia. Stigmatizzò duramente quello che gli sembrava il tipico atteggiamento della gente del Sud. Poi andò via.

Non poteva scegliere modo peggiore di mortificarmi. Sbiancai in volto. Il costumista, Maurizio Millenotti, si avvicinò per rincuorarmi chiedendomi di vedere i gioielli che avevo realizzato. “Sono meravigliosi”, disse, “il Maestro deve assolutamente vederli”. Quasi non l’ascoltai. Ero disperato. Le mani tra i capelli.

Lo sguardo fisso sul pavimento. Millenotti continuava a chiamare Zeffirelli. Seguirono lunghissimi attimi di silenzio. Nella sala non volava una mosca. Alzai la testa: il regista era davanti a me e teneva in mano il cofanetto in cui avevo sistemato le mie creazioni. Il suo volto di colpo si illuminò: “Lei è un matto!”, ripeté più volte, “solo un matto può fare queste cose!”.

Non capivo se stesse complimentandosi con me o se, definitivamente, avesse chiuso la porta alle mie speranze. Fu ciò che disse a Millenotti, a sciogliere ogni dubbio: “In scena utilizzeremo le opere di questo pazzo!”.

Cominciò così il mio rapporto con Zeffirelli, al quale devo tutto. Mi ha fatto conoscere nel mondo. Un giorno, e non era certo la prima volta, lo ringraziai dicendogli che senza di lui la mia esperienza artistica sarebbe stata completamente diversa. E, con ogni probabilità̀, non avrei mai ottenuto i risultati importanti avuti lavorando insieme.

Non fu d’accordo: “Caro Gerardo, ho solo intuito il tuo talento artistico. È come trovare una pepita d’oro. Picconi per giorni senza risultati. A un certo punto salta fuori quello che non ti aspettavi. Voglio dire che è la pepita, cioè il talento, che si fa trovare, non il contrario. Specialmente nel tuo campo”.

Liberamente tratto dal libro “Sono Nessuno! Il mio lungo viaggio fra arte e vita. Gerardo Sacco, conversazione con Francesco Kostner”