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Versace

Conobbi Gianni Versace a Maratea, in occasione di un premio assegnato anche a Renato Guttuso e Alberto Sordi. Che dire? Era straordinario. Unico. Chissà cosa ci avrebbe regalato ancora, se fosse rimasto con noi! È stata una perdita enorme. Incolmabile. E non solo per la moda!

Aveva di particolare la sua capacità di plasmare il mondo con un’intelligenza e un’originalità senza confronti. Gianni era “divinamente” calato nella realtà. Tutti si inchinavano di fronte alla sua inimitabile creatività. Ma era speciale non solo come artista.

Un giorno mi invitò a pranzo nella sua casa di Milano. Rise di gusto quando, prendendolo in giro, gli dissi che, una volta tanto, ero riuscito ad anticiparlo: “Hai deciso di non utilizzare più la cravatta, ma io l’ho fatto molto prima di te, indossando i maglioni a dolcevita!”.

La tavola era apparecchiata come se aspettasse un principe. L’acqua e il vino erano serviti in due cannate, una in ceramica, l’altra in argento smaltato. Gliele avevo regalate qualche tempo prima e mi fece molto piacere vederle in quella occasione. Le utilizzava spesso: “Mi ricordano la nostra amicizia e il tuo talento”, disse mentre riempiva i bicchieri per brindare alla calabresità e all’antico rapporto che ci univa.

Seppi poi che Gianni era solito regalare le mie creazioni, particolarmente quelle dedicate alla tradizione contadina. Avrei voluto ringraziarlo…

Santo Versace è convinto che se il fratello fosse vissuto avrebbe lavorato sempre con me. È un’affermazione che mi lusinga, Santo è un manager molto intelligente e capace. Ama la concretezza delle cose, come è tipico di chi si è fatto avanti dal nulla.

Liberamente tratto dal libro “Sono Nessuno! Il mio lungo viaggio fra arte e vita. Gerardo Sacco, conversazione con Francesco Kostner”