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Un personaggio della televisione a cui è particolarmente legato?

Gliene indico tre! Uno più bravo dell’altro e ai quali sono legatissimo: Pippo Baudo, Fabrizio Frizzi e Michele Guardì. Quest’ultimo è un pilastro della Rai. Mi contattò per realizzare i gioielli de I Fatti Vostri, uno dei maggiori successi di Rai2, con Giancarlo Magalli, Alberto Castagna e lo stesso Frizzi. Gli aveva parlato di me proprio Fabrizio.

“Mi stavi sulle scatole perché pensavo fossi solo un raccomandato, invece ti devo le mie scuse perché hai dato valore alla trasmissione”, mi disse un giorno nel suo ufficio. Con Guardì ho realizzato anche i gioielli del musical I promessi sposi. Venni a sapere da Sergio Cammariere che stava lavorando a quell’idea. Gli telefonai dicendomi meravigliato di non essere stato coinvolto: “Ti ho fatto qualcosa? Ero convinto che anche questa volta mi avresti tenuto in considerazione”.

Come sempre, fu diretto e sincero: “Non pensavo davvero che potessi essere interessato a questa iniziativa. Dammi qualche giorno e ti farò sapere”. Michele chiamò il costumista, Alessandro Lai, chiedendogli di poter affidare a un amico la realizzazione dei gioielli. “Voglio sapere il nome”, fu la sua risposta. E quando Guardì gli parlò di me fu subito d’accordo. “Possibile sia lui?”, gli domandò più volte, “perché per me va benissimo!”. Scoprimmo così, io e Michele, che Alessandro mi apprezzava molto e che aveva sempre accarezzato l’idea di lavorare un giorno insieme.

Frizzi era come appariva in televisione. Il sorriso, che lo rende simpatico a tutti, riflette la sua bontà d’animo. Quando l’ho incontrato era già uno dei migliori presentatori della Rai.

E il Pippo nazionale?

Baudo è una persona speciale. Generosa. Non è mai stato valutato a sufficienza sotto questo aspetto che, insieme all’indiscussa e insuperata professionalità, lo rende unico. Se ti è amico, non si tira indietro. Lo senti vicino. Il lavoro per lui è tutto, ma non sacrificherebbe mai per ragioni economiche i valori nei quali crede profondamente.

Nel 1991, partecipò all’inaugurazione della mia gioielleria a Cosenza. Il suo arrivo fu salutato con l’entusiasmo e l’ammirazione che si riservano ai grandi personaggi. Furono così numerose le persone che dovemmo spostarci al Teatro Rendano.

Si divertiva molto. Gli piaceva, soprattutto, il modo di fare genuino, spontaneo, forse anche un po’ provinciale, di tanta gente che non stava nella pelle di fronte al numero uno dei presentatori italiani. Ma il meglio del suo carattere Pippo l’aveva dato qualche ora prima, durante l’inaugurazione del locale.

Richieste di autografi e fotografie a raffica?

Magari fosse stato quello! Rischiammo di rovinare tutto e che, addirittura, Baudo finisse in ospedale. Era previsto, naturalmente, il taglio del nastro e lo scoprimento di un drappo rosso. Nessuno, però, immaginava che a tenerlo fermo fossero solo alcuni mattoni. E quando Pippo tirò giù la stoffa rischiò che gli finissero addosso. “Questa città porta bene”, disse per togliermi dall’imbarazzo.

Ricorda sempre due cose di quella giornata: lo scampato pericolo all’ingresso della gioielleria; e la peperonata (“Una bomba atomica!”), preparata insieme ad altre pietanze per l’evento.

Una volta, in occasione del premio Kroton, venne a Crotone con Katia Ricciarelli. Se avessero preso un volo di linea, non avrebbero fatto in tempo a rientrare a Roma nella stessa giornata. Alla fine, utilizzarono un aereo privato. Quello che, però, avrebbe dovuto essere un piacevole viaggio, divenne un’avventura che Pippo raccontò sul palco, divertendo il pubblico.

Con Katia erano arrivati puntuali a Ciampino. Si erano intrattenuti a chiacchierare con Luca di Montezemolo, anche lui in partenza. A un tratto, attraverso le vetrate, videro un velivolo che lentamente si avvicinava all’aeroporto: “Prima sembrava un puntino, poi, man mano, era diventato più visibile fino a mostrare la sua grandezza, ma era l’aereo atteso da Montezemolo che, di lì a poco, ci salutò.

Dopo qualche minuto, all’orizzonte apparve un altro puntino e tale rimase fino all’atterraggio. Era il nostro mezzo purtroppo…”. La sistemazione a bordo, in effetti, era stata complicatissima. La Ricciarelli, addirittura, aveva minacciato di non imbarcarsi, ma Pippo alla fine era riuscito a convincerla.

Liberamente tratto dal libro “Sono Nessuno! Il mio lungo viaggio fra arte e vita. Gerardo Sacco, conversazione con Francesco Kostner”