loading

Taormina

Nonostante grosse griffe avessero manifestato interesse per realizzare il premio del Festival del Cinema di Taormina, devo ricordare Ninni Panzera che insistette perché l’amministrazione comunale mi affidasse la realizzazione del premio.  Mi presentò dicendo: “Gerardo non farà mai qualcosa di scontato e saprà interpretare in modo originale la sicilianità di cui siamo tanto orgogliosi”.

Il tema, sul quale decisi di lavorare era sicuramente: la Sicilia, ma cosa? La risposta venne subito: i pupi, i meravigliosi pupi siciliani. Protagonisti di magici cantastorie e di gesta eroiche. Proprio come i miei gioielli cha raccontano sempre una storia.

Il Pupo è in argento con gli smalti di tutti i colori, ricco e bello. Sofia Loren fu felice di riceverlo, mi disse a bassa voce: “Gerardo, questo non lo voglio mettere in mezzo a tutti i trofei, lo voglio mettere in camera mia, è troppo bello, grazie! “

Ho l’obbligo di ringraziare anche Tiziana Rocca e il regista Giulio Base. Proprio a Taormina, in occasione dei cinquant’anni della mia attività, lei ha organizzato una meravigliosa serata di gala al San Domenico Palace. Tra i 250 invitati c’erano anche Russell Crowe, Maria Grazia Cucinotta, Renato Balestra, Ron Moss (il Ridge di Beautiful) con la moglie e altri protagonisti del jet set internazionale. Molti non avevano capito bene perché si trovassero a quella festa fino a quando non fu presentato il trailer del mio percorso artistico, al termine del quale ricevetti un lungo e emozionante applauso.

Ho avuto il privilegio di consegnare tanti premi alla carriera. La mia creazione raffigura pupi siciliani con cui vengono omaggiati i vincitori del Festival.

A metterla in bacheca sono stati Sofia Loren, Monica Bellucci, Oliver Stone, Marco Bellocchio, Colin Firth, Jafar Panahi, Francesco Alliata e Tarak Ben Ammar (il famoso produttore cinematografico che conosco dai tempi del film Il giovane Toscanini) e Robert De Niro.

Liberamente tratto dal libro “Sono Nessuno! Il mio lungo viaggio fra arte e vita. Gerardo Sacco, conversazione con Francesco Kostner”